Quando si parla di film fantasy degli anni ’80, vengono subito in mente titoli cult come La Storia Infinita, Legend o Willow. Queste opere, pur con le loro ingenuità, hanno segnato l’immaginario collettivo grazie a mondi incantati, creature straordinarie e un’atmosfera magica che ancora oggi conserva il suo fascino. Tuttavia, esiste un angolo nascosto e quasi dimenticato del cinema fantasy di quell’epoca, popolato da budget ridicoli, effetti speciali caserecci e trame che sfidano ogni logica narrativa. Ed è proprio lì che, tra nebbie di cartapesta e mostri di gommapiuma, troviamo Wizards of the Lost Kingdom – noto in Italia come L’anello incantato – una co-produzione argentino-americana di fine anni Ottanta che rappresenta una vera e propria perla trash da (ri)scoprire.

Questo piccolo capolavoro del bizzarro nasce sotto l’ala di Roger Corman, leggendario produttore hollywoodiano noto per aver lanciato la carriera di numerosi registi e attori. Negli anni ’80, Corman fonda la Concorde Pictures, casa di produzione specializzata in film indipendenti a basso budget, spesso realizzati con pochi mezzi ma con molta – forse troppa – fantasia. L’anello incantato è uno dei frutti più stravaganti di questa fase creativa.
Una lore… copiata (male)
Come ogni fantasy che si rispetti, anche L’anello incantato tenta di costruire un universo narrativo con una sua mitologia, una “lore” che dovrebbe dare coerenza agli eventi e profondità ai personaggi. Peccato che il tentativo si riveli goffo fin dai primi minuti. Il film si apre con una voce fuori campo – svogliata, piatta e decisamente poco coinvolgente – che ci introduce alla leggenda di un anello magico, potente artefatto capace di decidere le sorti del regno.
Il problema? La narrazione è talmente confusa e mal recitata che è quasi impossibile seguirla senza mettere in pausa e riavvolgere più volte. E anche così, non si capisce molto. La verità è che il prologo è in realtà composto da spezzoni di repertorio tratti da altri film fantasy prodotti dalla stessa casa, montati alla meno peggio per dare l’illusione di un backstory coerente. Spoiler: non funziona.
Ma non solo quello, Wizards of the Lost Kingdom in hanno riciclato anche la colonna sono che in realtà appartiene a un film di fantascienza nel 1982

Per quanto riguarda il target del film, anche questo aspetto è abbastanza confuso, si passa dalle canzoni di gruppo a streghe che vengono sacrificate sopra un altare.
Simon’s quest
Il protagonista di Wizards of the Lost Kingdom è Simon, un giovane apprendista mago che vive con suo padre, il mago di corte del regno. Simon incarna lo stereotipo dell’eroe fantasy anni ’80: timido, impacciato, inesperto, ma inevitabilmente destinato a salvare il mondo. Al suo fianco troviamo la spalla comica del film: una creatura pelosa, dall’aspetto imbarazzante, che dovrebbe suscitare simpatia ma finisce per risultare soltanto fastidiosa. Il costume è ingombrante, mal realizzato, e la recitazione è talmente scadente da suscitare più pena che riso.
L’azione prende il via quando un malvagio stregone – naturalmente avvolto in un mantello nero e con un trucco esagerato da carnevale – assalta il regno per impossessarsi dell’anello magico. Durante l’attacco, il padre di Simon riesce a nascondere l’anello nel suo laboratorio segreto e, prima di morire, teletrasporta Simon e il mostro peloso lontano dal castello. Da questo momento, la trama deraglia completamente.
Le scene in Wizards of the Lost Kingdom susseguono senza alcun nesso logico, tra tagli di montaggio improvvisi, dialoghi sconclusionati e personaggi che appaiono e scompaiono senza alcuna spiegazione. Simon e il suo ingombrante compagno iniziano a vagare per il regno, incontrando creature assurde e improbabili alleati. Tra questi, spicca un guerriero muscoloso con una spada di plastica che si unisce al gruppo senza alcuna motivazione apparente, se non quella di dare un’aria da “team” alla compagnia.

I nemici? I leggendari Banditi Teste di Latta, soldati corazzati con armature chiaramente realizzate usando pentole, scolapasta e coperchi da cucina. Un tocco di genio (involontario) che rende ogni battaglia una sfilata comica da fiera di paese.
Quali effetti speciali?
Se per “effetti speciali” intendiamo illusioni visive capaci di stupire, Wizards of the Lost Kingdom li reinterpreta in modo assolutamente personale. Basta mettere in pausa durante alcune scene per scoprire che il castello di Simon è costruito con cartapesta, che i mostri sono maschere approssimative o semplici calzini con occhi incollati, e che le magie consistono in scintille disegnate malamente in post-produzione.

Anche i combattimenti sono coreografati con una tale mancanza di energia da sembrare più prove scolastiche che duelli epici. Il risultato è un film che riesce nell’impresa di sorprendere… ma solo per quanto poco funziona.
Perché vederlo? (davvero)
Nonostante – o forse proprio grazie a – tutti i suoi evidenti difetti, L’anello incantato è un film che merita di essere visto almeno una volta nella vita. Non per la qualità tecnica, narrativa o recitativa, ma per ciò che rappresenta: una testimonianza bizzarra e sincera del cinema fantasy low-budget degli anni ’80. Un’opera così ingenua e traballante da risultare irresistibilmente affascinante per chi ama il trash, il kitsch e le produzioni dimenticate di un’epoca in cui bastavano un mantello nero, qualche scintilla e tanta buona volontà per costruire un’epopea magica.
Preparati a sospendere l’incredulità… e il giudizio critico. Perché L’anello incantato non è solo un film: è un’esperienza. E come tutte le esperienze più strane, vale la pena di essere vissuta.


