Girovagando per negozi di seconda mano in cerca di libri fotografici mi sono imbattuto in questo catalogo di Gioventù Ribelle.

Incuriosito da questo libro ho iniziato ha svogliare, il destino mi cerca e subito trovo il capitolo riguardante Gioventù Ribelle lo zoccolo duro dell’industria videoludica italiana, diventato quasi un episodio di cronaca nera tanto che il sito Otaku ha fatto un articolo riguardo a questo gioco.
Nel 2011, l’Italia celebrava i 150 anni dalla sua unificazione. Le istituzioni cercavano nuovi modi per coinvolgere le generazioni più giovani nella memoria storica nazionale. In questo contesto, il Ministero della Gioventù decise di finanziare un videogioco educativo, gratuito e accessibile online, che raccontasse le gesta dei protagonisti del Risorgimento italiano. Il progetto venne affidato alla società Karonte Entertainment e supervisionato dall’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano.
La fase embrionale di Gioventù Ribelle
Nella parte che riguarda il videogioco del libro ci sono due immagini che appartengono alla fase embrionale del progetto. Come le facce dei PNG famosi che dovevano popolare Gioventù Ribelle come Goffredo Mameli.

Altre foto mostrano altri modelli 3D dei volti di personaggi storici italiani realizzati da Raul Carbone per EVE Interactive Studios nel 2010, come indicato nelle firme in basso, quindi un anno prima dell’uscita della demo.

In questo capitolo c’è l’introduzione di come doveva essere l’idea iniziale del gioco

Il videogioco “Gioventù Ribelle” nasce con l’obiettivo di celebrare l’eroismo dei giovani che hanno lottato per l’unificazione dell’Italia e, al contempo, comunicare con le nuove generazioni usando un linguaggio moderno. Si tratta di un’avventura tridimensionale con ambienti e personaggi storicamente accurati, pensata per avvicinare i giovani alla storia attraverso un mezzo interattivo, anzi Ministero della gioventù di Giorgia Meloni, voleva di più il titolo doveva competere con i grandi titoli nel panorama internazionale come Call of Duty: Modern Warfare 3.
La fase di sviluppo, tuttavia, si rivelò da subito problematica. Nonostante il progetto fosse finanziato con fondi pubblici, le risorse furono limitate e i tempi di produzione molto stretti. Il gioco venne realizzato in pochi mesi, con uno staff ridotto e competenze miste. Inoltre, si cercò di “riciclare” elementi di gameplay da altri titoli anziché sviluppare un impianto ludico originale, portando a un’esperienza che risultava, fin dall’inizio, poco coerente con i contenuti storici.
Quindi Gioventù Ribelle fu concepito come uno sparatutto in terza persona con elementi da gioco d’azione, ma il risultato fu un ibrido mal riuscito: i personaggi si muovevano in ambienti poco dettagliati, con animazioni legnose, un’intelligenza artificiale rudimentale e un sistema di combattimento impreciso. A peggiorare le cose, c’erano evidenti problemi tecnici come crash improvvisi, bug grafici, e una totale assenza di tutorial o guida al gameplay.
Un momento iconico
Uno dei momenti più iconici — e involontariamente comici — della storia di Gioventù Ribelle avvenne proprio sotto gli occhi della massima carica dello Stato. Il 16 marzo 2011, in occasione delle celebrazioni ufficiali per i 150 anni dell’Unità d’Italia, il Presidente Giorgio Napolitano fu invitato a provare il videogioco presso la sede del Vittoriano a Roma, dove il gioco era stato installato su postazioni pubbliche.

Il gioco fu lanciato online il 5 marzo 2011 e subito reso disponibile per il download gratuito. L’accoglienza fu disastrosa: critiche feroci arrivarono da videogiocatori, giornalisti e storici. Le recensioni ne sottolineavano la scarsa qualità tecnica, la confusione del gameplay e soprattutto l’inadeguatezza del linguaggio scelto per trasmettere contenuti storici. Nel livello dedicato alla Repubblica Romana del 1849, alcuni utenti notarono che il personaggio del Papa (verosimilmente Pio IX), sebbene non parte di una missione specifica, era presente come NPC (personaggio non giocante) e non immune agli attacchi del giocatore. Questo significa che, tecnicamente, il motore di gioco permetteva di sparare anche a figure religiose o storiche senza alcuna limitazione o conseguenza narrativa.

Dopo il disastroso lancio del gioco, che ha unito in un coro di perplessità gamer, storici, giornalisti e studenti, è partito il balletto delle responsabilità, Il Ministero della Gioventù disse tramite comunicazione ufficiale che aveva solo finanziato il progetto, ma la realizzazione era compito di altri. Alla fine, Gioventù Ribelle è riuscito in un’impresa: quella di diventare un gioco brutto, ma talmente brutto da fare il giro e quasi diventare arte contemporanea. Una performance interattiva sull’inadeguatezza istituzionale.

