Il live-action di Mulan avrebbe dovuto essere un tributo epico al celebre film d’animazione Disney del 1998, ma il risultato finale si discosta in maniera drastica, finendo per snaturare completamente l’opera originale. Nonostante mantenga vagamente la struttura narrativa di base, il film elimina molti elementi iconici, ne aggiunge di nuovi assolutamente inutili e finisce per risultare noioso, privo di emozioni e profondamente deludente. In poche parole, una tortura che solo qualche birra può rendere tollerabile.
Addio ironia, benvenuta seriosità forzata
Mulan non sorride mai, è seria come Ben Affleck nei panni di Batman, sempre intenta a riflettere sulla propria identità e sul proprio destino. Il conflitto con la famiglia e con la comunità — descritta come un villaggio con l’architettura di un Colosseo cinese — ruota attorno a un nuovo e discutibile concetto: il cosiddetto “punto C”, una sorta di superpotere innato, qualcosa a metà tra la Forza di Star Wars e il chakra di Naruto. Un’aggiunta inutile, che distorce il messaggio originale della storia, basato sul coraggio, l’impegno e la determinazione.
Mushu? Il Grillo? Scordateveli
Due dei personaggi più amati del film originale, Mushu e Cri-Kee, sono stati completamente rimossi. Al loro posto troviamo una fenice muta, che appare a caso e sembra più un dito metaforico infilato là dove non batte il sole, che un vero spirito guida. Questo cambio rappresenta perfettamente la direzione del live-action: serioso, privo di umorismo, senza autoironia e con una narrazione che si prende tremendamente sul serio.

Anche gli antagonisti hanno subito un cambio radicale, sono stati sostituiti dai Rouran, guidati dal poco carismatico Böri Khan e da una strega trasformista, personaggio inventato di sana pianta. Quest’ultima può assorbire le persone e mutare forma, una scelta che sembra voler aggiungere misticismo e profondità, ma che finisce solo per creare confusione.

Per quanto riguarda le scene d’azione, il film cerca di emulare lo stile estetico di film wuxia come La foresta dei pugnali volanti, ma il risultato è goffo e involontariamente comico. In una scena surreale, Mulan calcia una freccia in volo e la spedisce contro un nemico.

Questo tipo di esagerazioni, combinate con la mancanza di realismo (niente sangue, niente ferite visibili, tutto patinato per restare “family-friendly”) tolgono completamente qualsiasi tensione drammatica o senso di pericolo.
#BoycottMulan
Il film, come da tradizione recente dei live-action Disney, è stato sommerso dalle critiche. Ma il caso di Mulan è stato aggravato da una controversia internazionale. L’attrice protagonista, Liu Yifei, ha pubblicato su Weibo un’immagine in cui dichiarava il suo sostegno alla polizia di Hong Kong, nel bel mezzo delle proteste pro-democrazia del 2019.

Questo gesto ha scatenato una vera e propria bufera, portando a una campagna globale di boicottaggio sotto l’hashtag #BoycottMulan, in solidarietà con i manifestanti di Hong Kong e contro il disegno di legge sull’estradizione verso la Cina, Macao e Taiwan. Il risultato? Un flop clamoroso in patria. In Cina, dove il film avrebbe dovuto essere un trionfo grazie alla presenza di un cast interamente asiatico, Mulan ha incassato appena 23,2 milioni di dollari, ben al di sotto delle aspettative, che prevedevano un guadagno compreso tra i 30 e i 40 milioni.
Il live-action di Mulan aveva tutte le carte in regola per diventare un film di riferimento: un’ambientazione affascinante, una protagonista iconica, e una storia ricca di spunti. Ma la volontà di stravolgere l’opera originale, di privarla della sua ironia e del suo spirito, ha prodotto un film freddo, privo di anima e, a tratti, ridicolmente pretenzioso. Una vera occasione mancata, che dimostra ancora una volta come la magia Disney non si possa semplicemente riprodurre in live-action con un budget milionario e qualche effetto speciale.


